Politicat

23 10 2007

Oggi il TG2 ci propone anche una rassegna di stampa estera.
In primo piano la politica con la corsa alla Casa Bianca che ha preso il via. Tra le fila dei democratici è però assente il gatto Soxs e la polemica infuria. I giornali pubblicano le proteste dei felini: “la categoria non è rappresentata!” tuona Gatto Silvestro, esponente di spicco del movimento e da molti indicato come possibile candidato sindaco di Topolinia. “Soxs avrebbe garantito moltissimi voti. E’ un triste giorno per la democrazia degli Stati Uniti d’America.” ha dichiarato Tom. Di tutt’altro avviso, naturalmente, Jerry che insieme a Topo Gigio attacca: “il partito dei gatti è allo sbando, litigano fra di loro.”

A noi andrebbe bene anche così, ma almeno togliete il bollino ‘TG2′ e avvisate che dopo il notiziario vanno in onda i cartoni animati. Grazie.

TG2, edizione 13:00, servizio di Maria Novella Rossi – Sì, proprio carino. Si chiama Soxs, “calzini”, apparteneva alla famiglia Clinton. E proprio Hillary invece l’ha fatto: l’ha lasciato alla vecchia segretaria, non l’ha portato con se quando, sei anni fa, dalla Casa Bianca i Clinton si sono trasferiti nella nuova residenza. Polemica a scoppio ritardato ora che Hillary sta correndo per diventare la prima presidentessa degli Stati Uniti. Il giornale inglese Sunday Times parla di gesto freddo e calcolatore dell’ex first lady e pubblica la storia del povero gatto soriano tanto amato da Chelsea, la figlia di Clinton. Arrivato alla Casa Bianca nel ’93, per otto anni Sox è stato il gatto meglio nutrito, più coccolato e vezzeggiato del mondo. Tutto bene finchè Hillary ha deciso di abbandonarlo al suo destino. “In fatto di amore per gli animali ha predicato bene e razzolato male” ha scritto la rivista americana The Atlantic, e altri ancora hanno accusato la moglie di Bill Clinton di essersi disfatta di Soxs dopo averlo adoperato a scopi di propaganda. “E’ meglio che il gatto rimanga con chi ha passato più tempo con lui” si difende Hillary, ma non tutti sono convinti di queste scuse.

Guarda il video.

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DDL Levi: libertà per i blog?

20 10 2007

Il 12 ottobre è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge sulla nuova disclipina dell’editoria. Potete scaricarlo da qui:
http://www.governo.it/Presidenza/DIE/doc/DDL_editoria_030807.pdf

Il DDL prevede che i siti vengano registrati ad un’apposita autorità, abbiano una società editrice e un direttore responsabile iscritto all’albo dei giornalisti.

A queste condizioni il 99% dei siti e dei blog andrebbe chiuso. Nessun ragazzo che volesse aprire un blog potrebbe farlo.
E’ ciò che Grillo ha fatto notare in questo post:
http://www.beppegrillo.it/2007/10/la_legge_levipr/

A Grillo ha risposto con una lettera l’autore del DDL, Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio:
http://www.governo.it/GovernoInforma/Comunicati/testo_int.asp?d=36855

Levi sostiene che il ragazzo che volesse aprire un blog sarebbe escluso dall’obbligo di registrazione:

Quando prevediamo l’obbligo della registrazione non pensiamo alla ragazzo o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog. Pensiamo, invece, a chi, con la carta stampata ma, certo, anche con internet, pubblica un vero e proprio prodotto editoriale e diventa, così un autentico operatore del mercato dell’editoria.

Ma quali sono i criteri secondo i quali uno “pubblica un vero prodotto editoriale e diviene un autentico operatore del mercato “?.

Vediamo allora cosa è scritto nel DDL.

Nel comma 1 dell’Art.2 e nell’Art.5 si definiscono i termini principali:

Art.2
(Definizione del prodotto editoriale)

1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

Nei prodotti editoriali rientrano quindi siti e blog.

Art.5
(Esercizio dell’attività editoriale)

1. Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.

La pubblicazione di contenuti su siti e blog è quindi attività editoriale, anche nel caso non abbia scopo di lucro e forma imprenditoriale.

Art.6
(Registro degli operatori di comunicazione)

1. Ai fini della tutela della trasparenza, della concorrenza e del pluralismo nel settore editoriale, tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione, di cui all’articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5, della legge 31 luglio 1997 n. 249. Sono esclusi dall’obbligo della registrazione i soggetti che operano come punti finali di vendita dei prodotti editoriali.

Tutti i soggetti che esercitano attività editoriale sono tenuti all’iscrizione nel ROC. Sono esclusi solamente i punti finali di vendita.

Il comma 1 dell’Art.7 precisa che l’iscrizione al ROC sarà utile anche per l’applicazione delle norme sui reati a mezzo stampa per chi pubblica su Internet.

Non vedo dunque dove si faccia distinzione fra il blog del ragazzo e una testata giornalistica on-line. Un blog è un prodotto editoriale, scrivere su un blog è un’attività editoriale, anche se svolta senza fine di lucro e forma imprenditoriale.

Questo DDL è allarmente. Un bel favore alla casta dei giornalisti. Si salverebbero solo le testate giornalistiche on-line. Si sancirebbe anche su Internet l’esistenza della Vera Informazione, quella che solo gli Organi di Informazione Ufficiali, paladini del Vero, possono divulgare.
Nella lettera Levi parla di “vigilare sul mercato“. Qui il mercato lo si vuol creare. Un mercato inquinato dai privilegi.

Tutti possiamo fare informazione. La possibiltà per chiunque di aprire un blog garantisce che qualsiasi notizia abbia visibilità, anche se non è stata divulgata dagli Organi di Informazione Ufficiali.
Su Internet tutto si azzera. Si può fare giornalismo senza essere un giornalista, intrattenimento senza essere un comico. Quello che conta sono i contenuti. Ed è chi naviga che sceglie i migliori.

L’informazione in Italia è misera. Si basa su un sistema controllato da politica e pubblicità. I giornali prendono milioni di euro di contributo statale. Il futuro è Internet. E perciò anche in Rete servono delle misure che garantiscano gli stessi privilegi.

Ho letto spesso che chi cerca di regolamentare Internet non conosce la Rete. E’ falso. Sono i cittadini che non conoscono la Rete. Quanti di noi scrivono su un sito? Quanti hanno accesso alla banda larga? Quanti utilizzano Internet come mezzo di informazione? La cultura della Rete non è ancora diffusa. Sanno che ora è il momento giusto per introdurre le regole, saranno pochi ad accorgersene, saranno pochi a ricordarsi una Rete libera, e dopo qualche tempo a tutti sembrerà normale.

Scriviamo a Ricardo Franco Levi: levi_r@camera.it

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Dov’è il mappamondo di Hitler?

9 10 2007

Di che colore era il cavallo bianco di Garibaldi?
Dov’è il mappamondo di Hitler?
A questi e ad altri quesiti va data risposta.
Questa volta ci pensa Marco Varvello, inviato a Berlino. La capitale tedesca, si sa, non è Londra, nè tantomeno Parigi in quanto a fatti di gossip. E così Varvello cerca di capitalizzare le sue visite turistiche nei musei e nella provincia berlinese, realizzando servizi su qualsiasi cosa. Un turista per caso praticamente.

TG1, edizione 13:30, servizio di Marco Varvello – Berlino. In fondo la colpa è del genio di Charlie Chaplin. In un minuto inchiodò la paranoica megalomania di Hitler con l’immortale scena del mappamondo, un giocattolo tra le mani del grande dittatore. In realtà non esistono foto di Hitler vicino al planisfero e così per decenni si perpetuò l’equivoco che questo globo, al Museo berlinese di Storia Tedesca, fosse l’originale. Un foro di proiettile russo a testimoniarne l’autenticità. Invece no, il professor Wolfgang Pobanz, 68 anni cartografo in pensione, ha ora dimostrato che era di Von Ribbentroff al Ministero degli Esteri. “La base è diversa” ci dice Pobanz, tranne che nel fisico una specie di Indiana Jones che ha dedicato una vita alla caccia del prezioso cimelio. Ma il mistero è fitto: di mappamondi prodotti dalla famosa fabbrica berlinese Columbus ce ne sono parecchi: a Monaco di Baviera, a Varsavia. “Forse, chissà, è finito in Russia” ci dice il direttore del museo. “Sappiamo che in fondo gli ufficiali russi furono gli unici a vederlo davvero e a farsi fotografare con l’originale”.

Guarda il video.

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Il misterioso caso dei video spariti da YouTube

8 10 2007

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Il caso è già stato risolto. E’ stata la Rai a richiedere la cancellazione dei video in forza del copyright. La Rai ha registrato un proprio account su YouTube. Molti video con interviste a politici sono stati cancellati. E’ stato cancellato anche il video di Polito “è impossibile applicare tutto, ci son 280 pagine“.
E’ una cosa su cui riflettere.

L’informazione sta diventando un monopolio. Ci sono gli Organi di Informazione preposti a diffonderla. E poi ci sono gli altri: i bloggers, considerati indistinte voci perse nel caotico marasma della Rete.
Gli Organi di Informazione rivendicano il loro ruolo, si propongono come paladini della Verità. Sono gli storici del nostro presente. Decidono cosa archiviare. Decidono che impressione avremo di questi giorni fra 20 anni andando a rileggere i giornali, a rivedere i video dei TG.
La tecnologia sta stravolgendo il flusso delle informazioni. Oggi l’informazione può essere fatta da tutti, basta una connessione Internet. Nella rete blog, siti, forum diffondono notizie ancor prima delle testate dei TG. Vengono trattati argomenti che gli organi di stampa, controllati dalla politica e dalla pubblicità, trascurano. Si sta formando una cultura in Rete, una società che sa proporre e scegliere contenuti. Una società che utilizza la Rete come strumento di sensibilizzazione, attivismo, critica.

La condivisione dei video è informazione. E’ memoria. E’ uno strumento per non dimenticare.

La Rai aveva il diritto di chiedere la cancellazione di quei video dato che ne detiene il copyright. La soluzione non è gridare all’ingiustizia. La soluzione è pretendere che siano gli abbonati Rai a decidere sulla fruizione dei contenuti. Contenuti già pagati con il canone. Il servizio pubblico è un servizio ai cittadini, è dei cittacini. La Rai viene ammministrata per conto dei suoi abbonati. Deve funzionare bene per gli abbonati.
E perciò dobbiamo poter usufruire dei contenuti nel modo migliore possibile. Caricare su YouTube video protetti da copyright non è legale. La Rai deve permettere la pubblicazione dei video senza scopo di lucro. Esistono modi per farlo. Ad esempio rilasciando le registrazioni sotto CreativeCommons.

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TG1 terra e motori

7 10 2007

Scrivo per segnalare una video-intervista a Sabina Guzzanti pubblicata sul blog di Beppe Grillo:

http://www.beppegrillo.it/2007/10/sabina_guzzanti.html

L’intervista sottolinea il fatto che i TG ora non si limitano soltanto a non occuparsi di certi argomenti, ma impongono giudizi senza possibilità di replica. Come nel caso del V-day e delle critiche di Sabina Guzzanti.
Ultimamente vediamo i giornalisti del TG1 leggere comunicati e i direttori andare in video. Senza diritto di replica. Senza concedere spazio. L’ 08/09/07 il TG1 ha concesso 29 secondi al V-day.
Un telegiornale dovrebbe dare le notizie. Un telegiornale su rete pubblica non dovrebbe esprimere una posizione. Dovrebbe dare le notizie in modo trasparente. Naturalmente il direttore detta una linea editoriale, ma non può essere una linea politica. Il servizio pubblico deve essere utile ai cittadini, non ai politici.
Direttore Riotta, qui la teniamo d’occhio. Nel blog archiviamo i servizi inutili, abbiamo già materiale per farci due risate.

Sul TG1 di oggi non c’è molto da dire. Servizio d’apertura sul Gran Premio di Formula1, il solito teatrino della politica (“la maggioranza è unita” vs “il governo cade a primavera”) e per finire la rubrica “Terra & Sapori” con un lungo servizio sullo champagne.
Mi aspettavo che Raikkonen ci avrebbe detto la sua sulla legge elettorale e Bertinotti magari avrebbe commentato la classifica piloti.

Un TG1 “Terra & Motori“. O anche: TG1 “Panem et Circenses“, come si usava dire tempo fa…

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Il bamboccione di Montecitorio

6 10 2007

del nostro collaboratore er_Pulio

“Bambini, oggi facciamo il problema” dice la maestra minacciosa alla classe di poveri alunni grembiulati di 10 anni (futuri bamboccioni).
“Il problema è questo: Mario, 27 anni, guadagna 800 euro al mese, e decide di andare via di casa.
Se affitta una stanza, bagno e cucina a 700 euro al mese in periferia, 50 euro per l’abbonamento per i mezzi (poiché la macchina non può permettersela…ndr), altri 50 euro al mese per telefono e cellulare e, volendo far finta che non vi siano altre spese per il non più oramai bamboccione Mario, la domanda è: quanto rimane al suddetto Mario per mangiare, e magari permettersi una volta ogni taaaaaaaaaaanto di offrire una birra alla sua ragazza?”
Un bambino allora, con la franchezza e l’ingenuità dell’infanzia, si alza e dice: “Ma Maestra, così Mario non mangia!!!”

Ebbene sì, anche il bambino di 10 anni si è accorto che Mario così, non poteva mangiare.
Ma Mario, a quanto pare, avrebbe fatto di tutto per non sentirsi un bamboccione e un peso per la sua famiglia, tant’ è che è uscito di casa con il rischio di crepare di fame…

Allora, visto che Mario ce l’ha fatta con 800 euro al mese ad uscire di casa, nonostante ora mangi alla Caritas, magari sarebbe il caso che il simpaticone di Padoa Schioppa (che scommetto, a parte lo stipendio da Onorevole, guadagni molto più di 800 euro) faccia le valige ed esca di casa, e che la smetta di campare con i soldi di mamma Italia, e si cerchi una stanza, bagno e cucina…








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