Fascism victims

7 07 2007

Non ho partecipato direttamente al corteo di oggi. Un corteo in risposta alle aggressioni di villa Ada del 28 giugno, al concerto della Banda Bassotti. Ho passato un pomeriggio con gli amici, a villa Ada sì, ma ai bordi della manifestazione. Questo mi ha dato la possibilità di riflettere, di respirare a pieni polmoni l’aria surreale di oggi pomeriggio.

Il silenzio. L’immobilità che avvolgeva lo scorrere degli eventi, le azioni. Ho ancora nelle orecchie quel silenzio, intervallato solo dal passaggio dell’elicottero sopra le nostre teste. Gli sguardi, lenti, attenti a capire chi si ha di fronte, a indivuduare ogni dettaglio che fornisca informazioni. Villa Ada alta è uno spazio ampio, privo di voci. C’è chi si gode la bella giornata, il lavoro per questa settimana è finito. Una partitella a pallone apparecchiata al volo, i pali due bidoni, un cane, qualche coppietta.

Fa caldo, un gelato ci sta tutto. Ci incamminiamo diretti a viale Somalia, dal mio gelataio preferito. Sono un paio di settimane che non ci vediamo, qualche battuta, qualche ricordo, le vecchie storie. La strada intorno a noi è priva di vibrazioni, l’asfalto è caldo sotto il sole battente. Ci avviciniamo a piazza Vescovio, le camionette della polizia occupano la via d’accesso, i poliziotti sono molti. Che facciamo passiamo di qua? Ma si ormai ci stiamo.

Da una radio un poliziotto riceve una aggiornamento, c’è una calma tensione sui volti, sulle mani. Alcune camionette sono parcheggiate al centro della piazza. Come bambini ci diciamo: sai a guidare una di queste? Per un attimo mi sembra davvero di essere un bambino, di essere estraneo a quello che mi circonda. Poi vediamo i ragazzi davanti alle sedi dell’estrema destra. Occupano i marciapiedi, la strada. Come qualche altra persona passiamo indifferenti.

Il caldo si sente, il gelato è vicino, abbiamo bisogno di refrigerio. Le scritte sui muri, quelle nuove mischiate alle vecchie, si contraddicono, si censurano, si affollano. Sembrano i messaggi di un governo dispotico, di quelli che governano le città del futuro nei libri di fantascienza. Incontriamo molti negozi chiusi sul nostro percorso, qualche negoziante è fuori appoggiato all’auto. Il corteo è già passato da queste parti e si avvia alla conclusione. Ricaviamo il massimo della frescura dalle nostre granite e poi decidiamo di tornare alla macchina, passando per villa Ada in modo da ritrovare il corteo giunto al suo arrivo. Ci sono molti ragazzi, alcuni stanno lasciando il loro messaggio su un muro, a completare il puzzle delle altre scritte. Una ragazza sgrida un’amico, si era detto di andar via tutti insieme. Davanti al laghetto transita per l’ultima volta il furgoncino musicale, colmo di casse e impianti audio, tappezzato di manifesti. Ci fermiamo un po’ a sederci sulla staccianata del lago.

Siamo spettatori del ritorno a casa dei manifestanti, cronisti per noi della manifestazione attraverso i loro manifesti, le bandiere, i visi stanchi e assorti. Pensiamo a quali innominabili creature popolino le acque del laghetto, divoratrici di qualsiasi cosa gli si pari davanti. E’ arrivato anche per noi il momento di tornare a casa. Passiamo davanti al laghetto più piccolo, è quasi asciutto e questo da spunto alla nostra fantasia per le ultime battute, gli ultimi scherzi. Dopo siamo tutti troppo stanchi per parlare di noi, delle nostre storie, di politica, del corteo.

Fascism victims. Come fashion victims. Qui le vittime siamo tutti. Lo sono i ragazzi pestati, accoltellati la sera del concerto della Banda Bassotti; tutti quelli che erano lì, che come ogni volta uscivano dal cancello, si dirigevano alle macchine pensando a dove andare dopo, ridendo, con in testa le ultime note ascoltate. Lo sono quegli abitanti del quartiere Trieste che non apprezzano il clima neofascista che si è affermato nella zona. Lo siamo noi ragazzi che spesso veniamo a conoscenza di aggressioni o intimidazioni subite da qualche amico o conoscente. Ma lo sono anche loro. Vittime non solo di un’ideologia malsana, ma anche di un grave disagio. Un ragazzo dovrebbe andare a divertirsi, a svagarsi, a socializzare. Non indossare un casco, impugnare una mazza e un coltello e partecipare ad una aggressione premeditata. I ragazzi non hanno bisogno di tutto questo. Basta violenze.

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8 07 2007
Lele

Roma Città Aperta e antifascista.

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