Medici senza concorso

25 11 2007

In Italia abbiamo, forse, un’Università sbadata.

Mi hanno scritto i ragazzi e le ragazze del Comitato ‘Giovani Medici’ (http://giovanimedici.forumfree.net) per denunciare il loro problema. A causa di disorganizzazione legislativa e disattenzione politica, a più di 2000 medici di tutta Italia, freschi di laurea, è stata di fatto negata la possibilità di partecipare al concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione per l’AA 2006/2007. Hanno dovuto interrompere la loro formazione per un anno e ritardare così il loro ingresso nel mondo del lavoro.

In Italia abbiamo, forse, un’Università sbandata.

“Siamo il Comitato ‘Giovani Medici’, vogliamo far presente il nostro problema e denunciare il comportamento del Ministro dell’Università e della Ricerca italiano, on. Fabio Mussi, riguardo al bando di concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione AA 2006/2007.

Si è venuta a determinare una disparità di trattamento fra i giovani medici abilitati a Luglio 2007 e quelli che saranno abilitati a Febbraio 2008.

Gli abilitati di Luglio 2007 sono stati estromessi dal concorso di accesso alle scuole mediche di specializzazione tenutosi a luglio in quanto non in possesso dell’abilitazione al momento del termine della presentazione della domanda di partecipazione al concorso (1-10 Giugno 2007), poiché la data dell’esame di Stato fissata per il 18 Luglio non permetteva di ottenere tale requisito nei tempi richiesti.

Il Ministro Mussi, interpellato in merito ha risposto che l’abilitazione all’esercizio della professione era un requisito indispensabile e che non erano ammissibili deroghe. Contemporaneamente il Ministro annunciava la volontà di ripristinare una normale calendarizzazione del concorso con l’emissione del bando nel mese di Settembre e lo svolgimento delle prove concorsuali nel mese di Novembre in concomitanza con l’inizio dell’Anno Accademico. Stessa cosa il Ministro l’ha ribadita sia il 25 Ottobre, in risposta ad una interrogazione parlamentare, sia il 31 Ottobre durante una videoconferenza.
Nelle ultime settimane, in seguito a sollecitazioni politiche e non, il Ministro ha però avuto un’inversione di tendenza, che è culminata nel comunicato stampa del 22 Novembre 2007, quando Mussi ha invece deciso di ritardare la pubblicazione del bando per permettere agli abilitandi di Febbraio di partecipare al concorso. A tal fine il Ministro ha addirittura emanato due decreti: nel primo anticipa la data di svolgimento dell’esame di abilitazione dal 15 Febbraio al 6 Febbraio; nel secondo stabilisce l’avvio dei corsi di specializzazione al 10 Marzo, disattendendo così la promessa di non perpetuare il ritardo accumulato dai suoi predecessori.

Alla luce dell’attuale decisione denunciamo pubblicamente il comportamento parziale del Ministro Mussi. Sembra quasi che per il Ministro i giovani medici abilitatisi a Luglio abbiano meno diritti dei medici che si abiliteranno a Febbraio e questo sul presupposto di una falsa meritocrazia.”

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DDL Levi: libertà per i blog?

20 10 2007

Il 12 ottobre è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge sulla nuova disclipina dell’editoria. Potete scaricarlo da qui:
http://www.governo.it/Presidenza/DIE/doc/DDL_editoria_030807.pdf

Il DDL prevede che i siti vengano registrati ad un’apposita autorità, abbiano una società editrice e un direttore responsabile iscritto all’albo dei giornalisti.

A queste condizioni il 99% dei siti e dei blog andrebbe chiuso. Nessun ragazzo che volesse aprire un blog potrebbe farlo.
E’ ciò che Grillo ha fatto notare in questo post:
http://www.beppegrillo.it/2007/10/la_legge_levipr/

A Grillo ha risposto con una lettera l’autore del DDL, Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio:
http://www.governo.it/GovernoInforma/Comunicati/testo_int.asp?d=36855

Levi sostiene che il ragazzo che volesse aprire un blog sarebbe escluso dall’obbligo di registrazione:

Quando prevediamo l’obbligo della registrazione non pensiamo alla ragazzo o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog. Pensiamo, invece, a chi, con la carta stampata ma, certo, anche con internet, pubblica un vero e proprio prodotto editoriale e diventa, così un autentico operatore del mercato dell’editoria.

Ma quali sono i criteri secondo i quali uno “pubblica un vero prodotto editoriale e diviene un autentico operatore del mercato “?.

Vediamo allora cosa è scritto nel DDL.

Nel comma 1 dell’Art.2 e nell’Art.5 si definiscono i termini principali:

Art.2
(Definizione del prodotto editoriale)

1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

Nei prodotti editoriali rientrano quindi siti e blog.

Art.5
(Esercizio dell’attività editoriale)

1. Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.

La pubblicazione di contenuti su siti e blog è quindi attività editoriale, anche nel caso non abbia scopo di lucro e forma imprenditoriale.

Art.6
(Registro degli operatori di comunicazione)

1. Ai fini della tutela della trasparenza, della concorrenza e del pluralismo nel settore editoriale, tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione, di cui all’articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5, della legge 31 luglio 1997 n. 249. Sono esclusi dall’obbligo della registrazione i soggetti che operano come punti finali di vendita dei prodotti editoriali.

Tutti i soggetti che esercitano attività editoriale sono tenuti all’iscrizione nel ROC. Sono esclusi solamente i punti finali di vendita.

Il comma 1 dell’Art.7 precisa che l’iscrizione al ROC sarà utile anche per l’applicazione delle norme sui reati a mezzo stampa per chi pubblica su Internet.

Non vedo dunque dove si faccia distinzione fra il blog del ragazzo e una testata giornalistica on-line. Un blog è un prodotto editoriale, scrivere su un blog è un’attività editoriale, anche se svolta senza fine di lucro e forma imprenditoriale.

Questo DDL è allarmente. Un bel favore alla casta dei giornalisti. Si salverebbero solo le testate giornalistiche on-line. Si sancirebbe anche su Internet l’esistenza della Vera Informazione, quella che solo gli Organi di Informazione Ufficiali, paladini del Vero, possono divulgare.
Nella lettera Levi parla di “vigilare sul mercato“. Qui il mercato lo si vuol creare. Un mercato inquinato dai privilegi.

Tutti possiamo fare informazione. La possibiltà per chiunque di aprire un blog garantisce che qualsiasi notizia abbia visibilità, anche se non è stata divulgata dagli Organi di Informazione Ufficiali.
Su Internet tutto si azzera. Si può fare giornalismo senza essere un giornalista, intrattenimento senza essere un comico. Quello che conta sono i contenuti. Ed è chi naviga che sceglie i migliori.

L’informazione in Italia è misera. Si basa su un sistema controllato da politica e pubblicità. I giornali prendono milioni di euro di contributo statale. Il futuro è Internet. E perciò anche in Rete servono delle misure che garantiscano gli stessi privilegi.

Ho letto spesso che chi cerca di regolamentare Internet non conosce la Rete. E’ falso. Sono i cittadini che non conoscono la Rete. Quanti di noi scrivono su un sito? Quanti hanno accesso alla banda larga? Quanti utilizzano Internet come mezzo di informazione? La cultura della Rete non è ancora diffusa. Sanno che ora è il momento giusto per introdurre le regole, saranno pochi ad accorgersene, saranno pochi a ricordarsi una Rete libera, e dopo qualche tempo a tutti sembrerà normale.

Scriviamo a Ricardo Franco Levi: levi_r@camera.it

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Il misterioso caso dei video spariti da YouTube

8 10 2007

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Il caso è già stato risolto. E’ stata la Rai a richiedere la cancellazione dei video in forza del copyright. La Rai ha registrato un proprio account su YouTube. Molti video con interviste a politici sono stati cancellati. E’ stato cancellato anche il video di Polito “è impossibile applicare tutto, ci son 280 pagine“.
E’ una cosa su cui riflettere.

L’informazione sta diventando un monopolio. Ci sono gli Organi di Informazione preposti a diffonderla. E poi ci sono gli altri: i bloggers, considerati indistinte voci perse nel caotico marasma della Rete.
Gli Organi di Informazione rivendicano il loro ruolo, si propongono come paladini della Verità. Sono gli storici del nostro presente. Decidono cosa archiviare. Decidono che impressione avremo di questi giorni fra 20 anni andando a rileggere i giornali, a rivedere i video dei TG.
La tecnologia sta stravolgendo il flusso delle informazioni. Oggi l’informazione può essere fatta da tutti, basta una connessione Internet. Nella rete blog, siti, forum diffondono notizie ancor prima delle testate dei TG. Vengono trattati argomenti che gli organi di stampa, controllati dalla politica e dalla pubblicità, trascurano. Si sta formando una cultura in Rete, una società che sa proporre e scegliere contenuti. Una società che utilizza la Rete come strumento di sensibilizzazione, attivismo, critica.

La condivisione dei video è informazione. E’ memoria. E’ uno strumento per non dimenticare.

La Rai aveva il diritto di chiedere la cancellazione di quei video dato che ne detiene il copyright. La soluzione non è gridare all’ingiustizia. La soluzione è pretendere che siano gli abbonati Rai a decidere sulla fruizione dei contenuti. Contenuti già pagati con il canone. Il servizio pubblico è un servizio ai cittadini, è dei cittacini. La Rai viene ammministrata per conto dei suoi abbonati. Deve funzionare bene per gli abbonati.
E perciò dobbiamo poter usufruire dei contenuti nel modo migliore possibile. Caricare su YouTube video protetti da copyright non è legale. La Rai deve permettere la pubblicazione dei video senza scopo di lucro. Esistono modi per farlo. Ad esempio rilasciando le registrazioni sotto CreativeCommons.

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E’ impossibile applicare tutto, ci son 280 pagine

23 09 2007




Polite. Politic. Politically correct. Polito.

21 09 2007

polite a cortese
politic a prudente
politically adv dal punto di vista politico; ~ correct politicamente corretto

Ieri sera. Annozero sul V-day. Ospiti: Sabina Guzzanti, Giovanni Sartori e Antonio Polito.

L’unico esponente della classe politica presente (n.d.: presente Polito, assente la classe politica), senatore dell’Ulivo nonchè fondatore de “il Riformista” (ribattezzato con acume satirico da Sabina Guzzanti “il Rifoglista“) ha cercato di non scontentare nessuno. Ha detto di capire lo spirito dell’iniziativa di Grillo, ma ha fatto intendere di non approvarne i toni, nè tantomeno le proposte. Incalzato da Marco Travaglio però, Polito è incappato in affermazioni che ad un orecchio attento appariranno infelici, quali ad esempio (n.d.: non sono citazioni, ma idee estrapolate nel corso della trasmissione):

non si possono realizzare 280 pagine di programma

Ma allora al governo che ci stanno a fare? La gente li ha votati, sottoscrivendo di fatto quel programma. Travaglio ha anche provato a chiedera a Polito se avesse sottoscritto un programma elettorale che non condivideva, ma lui ha glissato (tipo: “lei non si preoccupi”). Questa posizione confermerebbe l’ipotesi di alcuni, secondo la quale “Il Programma” di 281 pagine, altro non è stato se non un mezzuccio per catturare voti, alla stregua della farsa del “Patto con gli italiani” firmato da Berlusconi e notificato da Vespa.

i partiti sono stati resettati nel ’92 e poi è arrivato Berlusconi

Sì, ma quel “reset” era un reset pulcinella, dimostrato dal fatto che nell’attuale casta politica sono presenti molti di quelli che c’erano prima.

La strategia dell’unico rappresentante di casta (la partita si giocava in campo ostile, troppi comici sugli spalti) era chiara: catenaccio e contropiede. Si sa che la difesa dei propri privilegi è il miglior attacco.

P.S.: daje e daje a parla de unità, ma la classe politica non è mai stata unita come ora…

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L’apprendista stregone, gli insulti, il grilletto. Il pericolo.

19 09 2007


I TG dicono la loro su Grillo. Ha iniziato il TG1. Continua il TG2. Prima un servizio con i “pesantissimi insulti” presi dal blog di Grillo e con le risposte dei politici. Poi un intervento del direttore Mauro Mazza di cui riporto la trascrizione integrale:

“Lo abbiamo sentito anche adesso, va avanti a colpi di insulti, di accuse pesantissime, di male parole. E’ il fenomeno Beppe Grillo, non a caso nato con un colossale “vaffa” indirizzato… con più destinazioni, con più destinatari. Molti hanno parlato di neoqualunquismo, forse anche per provare ad esorcizzare il pericolo. Ma cosa accadrebbe se un giorno, all’improvviso, un pazzo, uno squilibrato, ascoltate quelle accuse contro Tizio o Caio, all’improvviso, un brutto mattino, premesse il grilletto? Una volta in Italia c’erano i cosiddetti “cattivi maestri” che additavano come nemico un commissario di Polizia, un giornalista, un magistrato. E accadeva, purtroppo, che qualcuno, pazzo o meno, andasse, premesse il grilletto, e qualche volta uccidesse. Oggi non abbiamo più, per fortuna, nè maestri cattivi, nè buoni, abbiamo qualche apprendista stregone, evidentemente. La storia, si dice, una volta tragica quando concede repliche diventa una farsa. Ma cosa accadrebbe se ci fosse un percorso inverso: dalla farsa alla tragedia. Cosa accadrebbe se un mattino, un brutto mattino, qualcuno, ascoltati quegli insulti, quelle male parole, contro Tizio o contro Caio, premesse un grilletto all’improvviso?”

Rabbrividisco. Non credevo saremmo arrivati a questo punto. Un discorso apocalittico che sembra uscito da qualche invettiva medievale. La cosa che più mi lascia incredulo è che in questo modo si crede di informare/convincere l’opinione pubblica. Molti ci saranno pure cascati, ma io sono disgustato all’idea di vivere in un paese in cui il direttore del secondo telegiornale pubblico nazionale commenta con toni terrorizzanti l’iniziativa di un comico. Mi ricorda molto “I due minuti d’Odio“, il lavaggio del cervello a cui, nel famoso libro di George Orwell, 1984, venivano sottoposti gli affiliati al Partito, unico partito in grado di controllare e plagiare i comportamenti dei cittadini. Vogliono fare di Grillo un Goldstein.

Riportano ciò che vogliono (i “pesantissimi” insulti di un comico… chiamati anche beffe, canzonature, motteggi), ma quello che non dicono può essere letto da chiunque sul blog di Grillo. Possono dire che è un fomentatore, un cavaliere dell’apocalisse, un sicario di Satana, ma ognuno può farsi la sua idea leggendo ciò di cui Grillo si interessa. Usano i telegiornali per cercare di plagiarci, ma non possono ancora impedirci di farci una nostra idea. Invito la gente che legge i giornali, che guarda i TG, a informarsi anche direttamente, a dare un’occhiata in Rete.

Le proposte che sono state discusse per 6 mesi attraverso il blog di Grillo, e riguardanti energia, economia, giustizia, istruzione, possono essere scaricate e consultate: Scarica le primarie dei cittadini

Scriviamo al direttore Mazza per esprimere il nostro disappunto per l’infelice apparizione utilizzando il form sul sito del TG2 (purtroppo non c’è un indirizzo email diretto). Facciamogli sapere che per noi il grilletto è solo un Grillo piccolo (ma incazzato) 😉

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Ora spiegateci voi il V-day

10 09 2007

Ai grandi eventi non si può mancare. Bisogna esserci. Se non prima, almeno dopo. E così ora giornali e telegiornali si affollano per commentare il V-day. Bisogna etichettarlo, sminuirlo, enfatizzarlo. Ma vaffanculo! Prima non ne avete parlato neanche un secondo, ora trovate il tempo di farci arrivare i commenti degli analisti politici, degli intellettuali: Giancarlo Magalli, Lando Buzzanca, Gianni Boncompagni, l’ex piduista Maurizio Costanzo. Con tutto il rispetto per lor signori, non sono loro che dovrebbero dirci qualcosa.

La politica non sa rispondere alla mobilitazione popolare. I politici accusano Grillo e gli mettono in bocca parole non dette. Nun c’avete capito un cazzo! Volete bruciare la strega finchè siete in tempo, ma non sapete cosa sarà a colpirvi. La Rete è piena di foto, di video. Per raccogliere le firme per un referendum ci vogliono mesi, a noi è bastato un giorno per superare quota 300.000. I politici non possono capire la gente, ne hanno paura, sono circondati dalle loro scorte invece che dai loro elettori. I giornalisti rispondono ai loro padroni e non gli porgono mai le domande scomode, spinose, giuste.

TG2, edizione 20:30, la cronaca: servizio sulle mobilitazioni popolari passate e finite, come quella dei girotondini. Farà la stessa fine il V-day? Funerale ante-morte a due giorni dal V-day. A seguire il punto di vista di Magalli, Buzzanca, Boncompagni e Costanzo sul V-day.

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